Di cos’è fatto un gioiello: materiali poveri e preziosi

A partire dai primi del Novecento, le avanguardie storiche promossero la ricerca del valore concettuale dell’opera d’arte, influenzando anche le arti minori o decorative e il mondo orafo. Da questo momento, materiali poveri quali carta, plastiche, vetro e ferro entrano in modo stabile negli ornamenti. Sembra quasi una contraddizione pensare a un gioiello fatto di materiali semplici e poveri, eppure questo concetto non lede in alcun modo la creatività e la fantasia dell’artista. Per l’olandese Nel Linnsen, per esempio, basta la carta per dare vita a originali bracciali che si animano in accordo coi movimenti di chi li indossa.

Gaetano Pesce, architetto e designer, realizza invece gioielli in resina, creando forme morbide e floreali, giochi di movimento e intrecci. L’anima della creazione risiede dunque nella tecnica, nella ricerca della forma e dei materiali con cui realizzarla, per trasformare il gioiello da elemento decorativo in un vero e proprio elemento di design.

Tra i materiali più utilizzati nell’oreficeria contemporanea spicca l’acciaio. Giancarlo Montebello dà spazio alla creatività creando eleganti gioielli mediante la tecnica del “taglio chimico su acciaio”, come anche sono in acciaio inox i gioielli di Tiziana Redavid, creatrice del brand “la molla”.

Dove è destinato a finire, dunque,  il futuro del gioiello? Forse la direzione è quella tracciata dai gioielli cinetici di Gianmpaolo Babetto, o dalle gemme tecnologiche in grado di immagazzinare immagini, audio e video, come la perla “Momento” messa a punto dalla ditta Galatea, o a chissà quali altre innovazioni si spingerà la creatività, cambiando totalmente il concetto di preziosità dei gioielli.

2018-06-18T08:56:39+00:00giugno 19th, 2018|Arte, Lifestyle|